Gli immediati dintorni è il titolo di una raccolta di brani in prosa, selezionati dallo stesso Sereni ed editi nel ’62 per Il Saggiatore, con prefazione di Giacomo Debenedetti. I testi inclusi sono originariamente trentatre, ma a partire dal ’68 Sereni lavora a una revisione ampliata, in vista di una ripubblicazione, che non concluderà mai e che, dopo la morte dell’autore, sarà ricostruita tramite documenti d’archivio dalla figlia Maria Teresa ed edita nel 1983 con il titolo Gli immediati dintorni primi e secondi. L’edizione critica della raccolta, con alcune leggere variazioni rispetto all’edizione del 1983, è stata curata da Giulia Raboni e inclusa nel volume La tentazione della prosa, pubblicato nel ’98 da Mondadori.
I brani che compongono Gli immediati dintorni risalgono al periodo tra il secondo dopoguerra e l’inizio degli anni Sessanta, lo stesso di incubazione della raccolta poetica Gli strumenti umani, e portano tutti l’indicazione del luogo e della data di composizione venendo così a costituire una sorta di diario, seppure non continuo, nel quale a brani più propriamente narrativi e autobiografici sono mescolati brani critici, autocommenti, poesie e traduzioni.
I titoli delle trentatre prose comprese nell’edizione originaria del ’62, tutti con date comprese nel periodo ’38-’62, sono: Lettera d’anteguerra; Bologna ’42; Lubiana; Sicilia ’43; Algeria ’44; Male del reticolato; Angeli musicanti; Esperienza della poesia; Cinque poeti negri (Sono venuti quella sera, In fila indiana, Fumi, L’uragano, La tua opera, Canto XXII); Un giorno del’50; Biennale del ’50; Punto e pretesto su Billy Wilder; Un intermezzo; Arie del ’53-’55; Un venticinque aprile; Un banchetto sportivo; Un omaggio a Rimbaud; da Pound (Studio d’estetica, In una stazione del metro, La commessa, Villanella: il momento psicologico, Momenti di François-Marie Arouet (Voltaire)); La statua che s’è mossa; Il nome di poeta; da Apollinaire (Il pont Mirabeau); Angelo in fabbrica; Broggini di corso Garibaldi; Artisti; Rappresaglie; A un distensionista; Ammenda, parziale, ai versi precedenti; Sul rovescio di un foglio, da Frénaud (Antica memoria); Per un poeta d’amore, Due ritorni di fiamma, da W.C. Williams (Foto a colori in un calendario commerciale); Il silenzio creativo.
Negli Immediati dintorni primi e secondi, oltre ad alcune minime varianti rispetto ai testi precedenti, tra cui l’eliminazione di Un banchetto sportivo, si aggiungono, dopo Il silenzio creativo, i seguenti brani, compresi nell’arco temporale tra il ’62 e l’ ‘83: Ciechi e sordi; L’anno quarantatre; IL PASATO MI CASTIGA; L’oro e la cenere; Il fantasma nerazzurro; L’anno quarantacinque; Ognuno riconosce i suoi; I ricongiunti; da Apollinaire; Toronto sabato sera; Prove per un ritratto; In morte di Ungaretti; Targhe per posteggio auto in cortile aziendale; Ritratto di Traverso; Niccolò; La città; Poeta a palazzo; Una recita e un applauso; Autoritratto; La nemesi; Negli anni di Luino; Morlotti e un viaggio; Quella scritta di Luxor; Port Stanley come Trapani; Infatuazioni, Il tempo delle fiamme nere, Dovuto a Montale.
L’espressione ‘gli immediati dintorni’ è significativa per comprendere il valore che Sereni dava a queste prose: essa compare nel brano Algeria ’44, dove indica concretamente i luoghi circostanti al campo di prigionia («Allentandosi e insieme stabilizzandosi la segregazione, si gode ora di una specie di libertà vigilata negli immediati dintorni del campo»), ma nel titolo allude in senso più ampio alla stretta relazione tra questi testi e la poesia, di cui essi costituiscono un complemento narrativo ed esegetico.
Tra i temi significativi della raccolta, indicati nella prefazione di Debenedetti, ci sono l’esperienza della prigionia e della guerra e quella mancata della Resistenza, che genera nell’autore perduranti sensi di colpa, la riflessione sulla poesia, l’amicizia e l’accordo e la loro crescente problematicità nella realtà moderna.
In apertura, dopo Lettera d’anteguerra dedicata al poeta e amico Attilio Bertolucci, si trova una serie di brani che ripercorrono le vicende di Sereni tra il ’42 e il ’44: dalla ferma a Bologna (Bologna ’42, dove sono inseriti i versi che compariranno nella seconda edizione di Diario d’Algeria con il titolo di Diario bolognese), alla tradotta verso la Grecia (Lubiana ’43), fino alla cattura in Sicilia (Sicilia ’43) e alla prigionia (Algeria ’44). La corrispondenza tra molti passi di questi brani, soprattutto quelli di Algeria ’44, e le poesie di Diario d’Algeria è strettissima: si tratta quasi di versioni in prosa dei testi poetici, che servono non solo a chiarire o spiegare i versi stessi, per esempio descrivendo l’occasione da cui sono nati, quanto piuttosto a riempire quei ‘vuoti’ che la poesia inevitabilmente lascia rispetto all’esperienza reale, illuminandola solo di scorcio (con le parole di Giovanni Raboni nell’introduzione al volume La tentazione della prosa: «Sereni aggiunge al già ‘formulato’ o trasfigurato un certo numero di circostanze, dati di fatto, elementi di chiarezza, obbedendo con ogni evidenza a quel bisogno di ristabilire la verità, o meglio, a un livello più profondo, di risarcire la realtà, colmando scrupolosamente le falle aperte dall’illuminante arbitrio del cortocircuito lirico»). La stessa esigenza di chiarezza e fedeltà al reale è peraltro evidente anche nelle modifiche operate tra la prima e la seconda edizione di Diario d’Algeria su due poesie, Lassù dove di torre e Rinascono la valentia, così come spiegato dallo stesso autore nel brano Due ritorni di fiamma, anch’esso incluso negli Immediati Dintorni: le modifiche non hanno lo scopo di migliorare il testo, anzi forse lo peggiorano, ma rispondono alla volontà di renderlo più chiaro e dipendono dall’ «impressione che il preciso rapporto tra circostanza e testo, fosse stato falsato, in qualche modo sacrificato alle pure ragioni espressive».
Sull’esperienza della prigionia Sereni torna poi con altri brani di carattere più propriamente riflessivo (Male del reticolato, Rappresaglie, Cominciavi) o diaristico – narrativo (L’anno quarantatre e L’anno quarantacinque, inseriti negli Immediati dintorni primi e secondi), dai quali emerge con evidenza il pesante fardello psicologico lasciato in eredità dalla mancata partecipazione attiva alla guerra: «In piena coscienza bisogna dire che nessuno stato di detenzione è stato più blando del nostro, di noi caduti in mano americana. I vari drammi individuali maturati in rapporto a quella situazione sono un altro discorso. Ma il nostro vero guaio era lì, in quella blanda, torpida, semidillica prigionia. Immaginando la sorte di altri amici e conoscenti […] e ripensando ai discorsi, al modo di essere, al passato comportamento di questo e di quello, conclusi che ognuno ha la prigionia che si merita» da L’anno quarantacinque, e ancora, più avanti nello stesso testo: «Così quella prigionia, o quel suo particolare stato, ci lasciava il suo segno […] una riluttanza o piuttosto uno spasimo per ogni volta che si fosse trattato di scegliere, in qualunque senso e per qualunque operazione, anche la più normale e quotidiana, tra solitudine e partecipazione».
Il secondo tema fondamentale della raccolta, quello della poesia e del suo significato, è pure affrontato da prospettive differenti sia in brani apertamente riflessivi, come l’Esperienza della poesia, Il nome di poeta, Autoritratto e Il silenzio creativo, che chiude l’edizione del ’62, sia in brani critici che hanno per oggetto altri poeti (La statua che s’è mossa sul poeta greco Konstantinos Kavafis, Omaggio a Rimbaud) o altre forme artistiche (Quel film di Billy Wilder su Giorni perduti, Una recita e un applauso sul film La recita di Theo Angelopoulos) sia ancora, in traduzioni di autori significativi per l’evoluzione della stessa poesia di Sereni (Cinque poeti negri, Da Pound, Da Apollinaire, da W.C. Williams). Particolarmente incisive sono le considerazioni del brano Il silenzio creativo (scelto da Sereni, come si è detto sopra, come conclusione della prima edizione degli Immediati dintorni) riguardo al processo creativo alla base dell’attività poetica e al rapporto tra poesia e moti dell’esistenza che ne costituiscono il contenuto: da un’ipotesi iniziale più semplice, secondo cui «la cosa da dire» è «un momento o un luogo della propria esperienza (esistenza) da salvare» si passa all’idea di «produrre figure e narrare storie in poesia come esito di un processo di proliferazione interiore», tenendo sempre presente che «l’angolo utile, il rapporto illuminante non è mai dato, ma è da trovare» e che bisognerà «mettersi in grado di aderire meglio a quanto ha di vario il moto dell’esistenza», obiettivo questo che caratterizza sia la scelta dell’espressione in prosa negli Immediati dintorni sia la ricerca di una lingua poetica nuova, sostanziata di prosa, che troverà il suo approdo nella pubblicazione degli Strumenti umani.
Infine, altri nuclei tematici riconoscibili nei brani degli Immediati dintorni sono costituiti dal rapporto problematico dell’autore con il proprio tempo e con i suoi aspetti più caratteristici, come la città e la fabbrica (Angelo in fabbrica, Broggini di Corso Garibaldi, Targhe per posteggio auto in cortile aziendale, La città) e ancora con l’ideologia e i cliché della critica letteraria (Intermezzo, Ciechi e sordi, L’oro e la cenere) e da un forte senso del valore dell’amicizia, che si esprime non solo attraverso esplicite riflessioni (Sul rovescio di un foglio, sulla poesia Gli amici degli Strumenti umani), ma anche in vividi ritratti di amici, per esempio Saba nel racconto Gli angeli musicanti o il pittore e grafico Giovanni Pintori in Prove per un ritratto.


Edizioni:

  • Gli immediati dintorni,con una nota di G. Debenedetti, «Biblioteca delle Silerchie», Il Saggiatore, Milano, 1962.
  • Gli immediati dintorni primi e secondi, a cura di M.T. Sereni, «Biblioteca delle Silerchie», Il Saggiatore, Milano, 1983.
  • La tentazione della prosa, a cura di Giulia Raboni, introduzione di Giovanni Raboni, Mondadori, Milano, 1998.
  • Poesie e prose, a cura di Giulia Raboni, con un saggio introduttivo di P. V. Mengaldo, Oscar Mondadori, Milano, 2013.


Riferimenti:

Pier Vincenzo Mengaldo, Gli immediati dintorni della poesia, «Corriere del Ticino», 11 luglio 1987; poi in Id.  Per Vittorio Sereni, Aragno, Torino, 2013.
Stefano Cipriani, Il  libro della prosa di Vittorio Sereni, Firenze, Società editrice fiorentina, 2002.