Un incontro di boxe tra prigionieri nel campo di prigionia di Fedala, Marocco, nel 1945 Nell’ottobre del ’41 Sereni viene infatti richiamato sotto le armi nella Divisione Pistoia e, dopo i primi mesi di ferma a Bologna, è destinato a raggiungere l’Africa attraverso la Grecia. Ad Atene, tuttavia, la divisione staziona quattro mesi prima di tornare provvisoriamente in Italia in attesa di una nuova assegnazione. Nel ‘43 viene inviato in Sicilia, da dove era previsto il trasferimento in Africa prima che la caduta di Tunisi rendesse infattibile l’operazione. Rimasti sull’isola, gli uomini della Divisione Pistoia sono fatti prigionieri dagli Alleati e condotti in un campo di prigionia del Nord Africa. Per due anni rimangono reclusi, passando per diversi campi di concentramento tra l’Algeria e il Marocco francese, fino al ritorno in Italia nel luglio del ‘45, a guerra conclusa. La vicenda bellica – con i suoi inutili spostamenti, le attese e la lunga prigionia lontano dall’Italia proprio mentre nel Paese emergeva il movimento della Resistenza, da cui il poeta rimase forzatamente escluso – segnerà profondamente Sereni. La testimonianza poetica più diretta di questa esperienza è costituita dalla sua seconda raccolta, Diario d’Algeria, edita da Vallecchi nel ’47, ma l’autore vi ritornerà spesso anche in seguito, sia in versi sia in prosa. Vittorio Sereni insegnante al Liceo Classico Carducci di Milano con la classe 2D, anno scolastico 1948-1949 Rientrato a Milano, Sereni si trasferisce con la moglie e la figlia nella casa dei genitori, in via Scarlatti. Nel ’47, oltre all’uscita di Diario d’Algeria, nasce la secondogenita Silvia. L’anno seguente il poeta ottiene una cattedra di italiano e latino al Liceo Classico Carducci, dove rimane fino al ’52, quando decide di abbandonare l’insegnamento per accettare l’incarico di direttore dell’ufficio stampa e propaganda della Pirelli. In quegli anni la grande industria promuoveva un’intensa attività culturale per i propri dipendenti e pubblicava un’importante rivista con sezioni dedicate all’arte e alla letteratura. Si tratta di un’esperienza nuova e significativa, che porta Sereni a contatto con la realtà industriale, a lui completamente sconosciuta, e che lascerà vivi riflessi nella sua opera, in particolare nel poemetto Una visita in fabbrica, incluso nella successiva raccolta Gli strumenti umani. Il nuovo lavoro garantisce alla famiglia condizioni economiche più agiate; così nel 1956, dopo la nascita della terza figlia, Giovanna, i Sereni si trasferiscono in via Benedetto Marcello. Alla Pirelli il poeta rimane fino al ’58, quando passa alla Mondadori come direttore editoriale della sezione libri, ruolo che manterrà fino al pensionamento nel 1975 e che gli permetterà di stringere contatti con scrittori, collaboratori e giovani autori. Nel ’56, con un gruppo di poesie e prose raccolte sotto il titolo Il grande sonno, Sereni vince il premio italo-svizzero “Libera Stampa”, della cui giuria entrerà poi a far parte. Gli anni seguenti sono intensi e produttivi: nel ’61 pubblica per Einaudi la traduzione di una scelta di poesie di William Carlos Williams, mentre l’anno successivo esce per il Saggiatore la raccolta di prose Gli immediati dintorni. Fonda inoltre, insieme a Niccolò Gallo, Dante Isella e Geno Pampaloni, la rivista “Questo e altro”, sul cui ultimo numero del 1964 pubblica il racconto L’opzione, ispirato alla partecipazione annuale alla Fiera del libro di Francoforte. Nel 1965 escono la seconda edizione riveduta di Diario d’Algeria e una nuova raccolta poetica, Gli strumenti umani, a cui fa seguito l’anno successivo la nuova edizione di Frontiera, che completa l’opera di sistemazione del suo corpus. Prosegue nel frattempo un’intensa attività editoriale e si fanno frequenti i viaggi, intrapresi sia per motivi di lavoro (Barcellona, Praga, Olanda), sia per conferenze e letture (Stati Uniti – tra cui New York, Boston e Chicago – e Russia, a Mosca e Leningrado), sia per piacere (in Egitto e in Provenza, dove si avvicinerà al poeta René Char). Significativo è il viaggio in Sicilia del 1969 con la moglie e la figlia più giovane, durante il quale ripercorre i luoghi della prigionia di ventisei anni prima e da cui nasce il racconto intitolato Ventisei. Sereni continua inoltre a trascorrere le estati a Bocca di Magra (frequentata fin dal ’51), luogo a cui è dedicato il poemetto Un posto di vacanza, pubblicato nel ‘72, che gli vale l’assegnazione del premio dell’Accademia dei Lincei per la poesia. ← Previous page Next page →